Si sente spesso parlare di “deep fake”, termine che in italiano letteralmente significa “profondo falso”! Il concetto è definito nel Regolamento UE sull’intelligenza artificiale (AI Act) come “un’immagine o un contenuto audio o video generato o manipolato dall’IA che assomiglia a persone, oggetti, luoghi, entità o eventi esistenti e che apparirebbe falsamente autentico o veritiero a una persona”. Lo stesso Regolamento prevede poi regole sulla liceità dei deep fake, nonché obblighi di trasparenza per chi usi lo strumento in modo lecito (ad es. nel campo artistico).
Gli strumenti di IA infatti sono in grado di generare contenuti multimediali sintetici, che appaiono reali. Un esempio innocuo ne è la foto di Papa Francesco con indosso un voluminoso piumino completamente avulso dallo stile che si confà ad un Pontefice. La foto, diffusa nel 2023, era stata creata utilizzando lo strumento per la generazione di immagini Midjourney (link).
Da allora la tecnologia ha fatto molti progressi e i deep fake risultano sempre più realistici: oramai è quasi impossibile distinguere la realtà dalla finzione!
Oggi, la voce è infatti oggetto di grande attenzione per la sua oramai quasi perfetta replicabilità con gli attuali strumenti di IA. Strumenti che vengono usati in primo luogo da parte delle aziende tecnologiche. In un precedente articolo relativo all’uso non autorizzato della voce dell’attrice Scarlett Johansson, ne avevamo fornito un esempio, illustrando anche come la voce venga considerata dal punto di vista del diritto civile italiano.
Più preoccupante l’uso del deep fake ad opera dei malfattori, che perseguono i propri scopi anche sfruttando l’inganno che può derivare dalla copia sintetica della voce di personaggi apicali, o comunque famosi.
Il fenomeno emerge infatti spesso anche nei fatti di cronaca, come nel caso della truffa multimilionaria ai danni della banca Fideuram (link all’articolo del Sole 24 Ore), in cui i criminali hanno ricreato con l’IA la voce di un noto avvocato d’affari, per convincere i vertici di Revolut a disporre un bonifico multimilionario.
È così che entrato in auge un particolare tipo di marchio: quello sonoro, che permette di registrare suoni, ivi inclusa la voce umana, tutelandola contro un suo sfruttamento non autorizzato da parte di terzi.
I marchi sonori sono usati dalle aziende per tutelare suoni che ne contraddistinguono i prodotti o servizi, o la loro promozione (ad es. tra i più recenti marchi sonori depositati in UE, ve n’è uno che protegge la musica della pubblicità di un noto amaro italiano).
L’uso del marchio sonoro per tutelarsi dai deep fake interessa soprattutto chi fa della propria voce uno strumento di lavoro, come cantanti, attori e politici. In molti infatti stanno ricorrendo a questa forma di tutela, che insieme ad altre norme (diritti della personalità, diritti in materia di privacy) consente una protezione dai deep fake.
Vediamo alcuni recenti esempi di marchi sonori, che potremmo anche definire “vocali”. A livello internazionale, la nota cantante pop statunitense Taylor Swift, che ha depositato in vari Paesi un campione della sua voce attraverso la pronuncia della frase “Hey It’s Taylor Swift” (link al marchio sonoro inglese della cantante).
In Europa, l’italiana Giusy Ferreri è stata tra le prime a proteggere la propria voce peculiare tramite marchio sonoro (
Anche la premier Giorgia Meloni ha fatto ricorso alla medesima tutela (nella registrazione, pronuncia la frase “Io sono Giorgia Meloni”).
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