di Ambrosio & Commodo Studio Legale Ass.to
La Presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen ha recentemente fatto un intervento sullo stato dell’Unione, toccando diversi argomenti ed anticipando in particolare l’elaborazione da parte della Commissione di una norma per la tutela dei minori sui social, UE Kids Act. La Presidente nella stessa occasione ha anche voluto sottolineare i pericoli che sta correndo l’Unione sotto il profilo della sicurezza, per attacchi ibridi e per le minacce ibride, i cyberattacchi e le ostilità condotte tramite l’uso di droni, peraltro senza andare oltre la mera enunciazione e senza particolari prove in merito. La Presidente ha parlato anche di tentativi di destabilizzazione e di “guerra cognitiva” perpetrati da forze esterne, anche qui senza indicare un inizio di prove, lamentando l’azione di movimenti ultranazionalisti o anti-europeisti interni che mirerebbero a frantumare l’unità dell’Unione, dimenticando che la crescita di certe forze nei vari Paesi dell’Unione non è casuale, ma frutto proprio del lavoro della Commissione che lei presiede dal 2019.
Questi due aspetti – l’annuncio dello UE Kids Act e la crescita di sfiducia nei confronti dell’Unione – sembrano due momenti privi di punti di contatto tra di loro, ma a ben vedere non è così: una riflessione attenta metterà in luce che i veri pericoli all’integrazione europea ed alla prospettiva che questa possa diventare un punto di riferimento ed una garanzia affidabile per i cittadini, arrivano proprio dalla inconsistenza politica dell’Unione e dalla sostanziale incapacità dei suoi stessi organi di rappresentanza.
Vediamo infatti che le anticipazioni che la Presidente della Commissione ha effettuato in merito al contenuto della UE Kids Act sono senz’altro accattivanti: c’è la volontà di porre un limite di accesso ai servizi resi dalle piattaforme social indicato nei 15 anni; c’è la volontà di impedire la progettazione del design delle stesse piattaforme con sistemi algoritmici tali da condizionare la libertà di scelta, l’autodeterminazione e l’indipendenza degli utenti, c’è la volontà anche di evitare sistemi tipo lo scroll e le compensazioni (likes – feed) che creano un condizionamento dopaminico a carico dei minori utenti; c’è la volontà di limitare i servizi social in fasce di orario ben precise, tutelando il riposo notturno e la frequenza scolastica. Tutto questo rappresenta indubbiamente un quadro di intervento che sembra poter suscitare speranze in tutti i genitori ed in tutte le Associazioni delle famiglie che hanno sviluppato un impegno di alto profilo civile per la tutela dei loro bambini e ragazzi, però….
C’è un però: la Presidente von der Leyen dimentica, clamorosamente, che prima di prevedere nuove norme – che peraltro ricalcano le proposte di Meta nel mega accordo con gli Stati USA con cui si è impegnata spontaneamente a fare quello che la Commissione vorrebbe “imporre” per legge, bisognerebbe chiedere con rigore il rispetto delle norme già esistenti.
Ci riferiamo al fatto che nella normativa europea ci sono norme fondamentali, in particolare nel GDPR Reg. UE 679/2016 e nel DSA Digital Social Act, che prevedono al loro interno tutta una serie di tutele, in particolare per i minori, con precisi obblighi che le piattaforme social dovrebbero rispettare e che invece violano quotidianamente e dolosamente, nel disinteresse di tutti gli organi di controllo, a partire dalla verifica dell’età che non dovrebbe essere inferiore ai 16 anni (art. 8 GDPR) mentre il progettato UE Kids Act “regala” alle Big Tech il più benevolo limite di 15 anni. C’è poi l’ampio spettro di norme del Digital Social Act, che vieta già la profilazione dei minori di 18 anni, così come vieta il design algoritmico aggressivo, finalizzato a aumentare il tempo di presenza dei minori sulle piattaforme.
L’oggettiva portata della normativa già vigente rende quindi questo progetto del tutto pleonastico o quantomeno non completamente necessario, ma solo utile a società come Meta (Facebook ed Instagram) e TikTok che potranno continuare ad affermare che, se la Presidente della Commissione promette un simile intervento, è perché ad oggi non ci sarebbe una norma che impone loro precisi obblighi e tutele per tutti gli utenti, in particolare per i minori.
Se poi pensiamo allo sconclusionato intervento del governo francese sulla materia giustamente ridimensionato dal Consiglio Costituzionale francese, tutto ciò non ci sembra casuale o frutto di un approccio dilettantesco dei legislatori, sia comunitari che nazionali, ma piuttosto frutto della potente opera lobbistica delle piattaforme social – che ricordiamo hanno speso nel 2025 l’incredibile somma di 130 milioni di euro solo in Europa – che riesce efficacemente ad influenzare l’attività dei nostri regolatori.
I cittadini dell’Unione Europea sono quindi testimoni del progressivo fallimento del “sogno” europeo in cui avevano tanto sperato, ma cui ora debbono imputare il forte peggioramento della loro qualità di vita e soprattutto l’ininfluenza politica della stessa Unione resa evidente dalla sua subordinazione ai grandi poteri economici sovranazionali, ben percepibile proprio dall’annuncio del UE Kids Act, quasi una conferma del fatto che i veri i nemici dell’Europa si annidano proprio nella burocrazia della stessa Commissione.
Non si stupisca quindi la Presidente von der Leyen se crescono i movimenti scettici non tanto della integrazione europea, quanto di quella sino ad ora progettata da una Commissione che non ha saputo rispondere alle necessità dei cittadini, preferendo invece mantenere buoni rapporti con le potenti piattaforme social da cui ci si attende un aiuto – Cambridge Analytica docet – nei prossimi agoni elettorali.
Da parte nostra continuiamo ad impegnarci nella causa avviata dal Moige – Movimento Italiano Genitori – e da un gruppo di famiglie nei confronti di Meta e di TikTok, la cui discussione finale è fissata avanti il Tribunale di Milano per il 19 novembre prossimo, in cui chiediamo che venga disposta l’applicazione corretta della normativa attuale, al fine di ottenere la tutela del “bene salute”, diritto cui va data attenzione prima di ogni altro.
Tale prospettiva e quindi la necessità di applicare la normativa già esistente invece di parlare di nuove leggi, ha anche giustificato il contributo e l’adesione del MOIGE alla “lettera aperta” che è stata inoltrata alla Presidente von der Leyen alla viglia del discorso sullo stato dell’Unione, nel tentativo di metterla in guardia in merito agli obiettivi che si prefigge EU Kids Act e per sollecitarla ad una effettiva attenzione per la salute dei minori e per i diritti delle famiglie chiamate ogni giorno ad affrontare un impegno educativo del tutto sproporzionato con le piattaforme social.


