a cura della Redazione
Non cessano di far discutere le controversie nei confronti dei principali social network in Usa, in Europa e nel resto del mondo.
Alla fine del mese di agosto, TikTok e la sua capogruppo (ByteDance) hanno raggiunto un accordo transattivo che concerne una causa intentata contro di loro nel 2024 dal Dipartimento di Giustizia USA e dalla Federal Trade Commission statunitense (FTC).
Tra gli impegni di TikTok e ByteDance, quello al pagamento di 400 milioni di $ a titolo transattivo.
La controversia concerne la violazione delle norme federali USA a tutela dei diritti privacy del minore.
Secondo il governo Usa infatti, TikTok ha consapevolmente raccolto dati da milioni di bambini con meno di 13 anni, consentendo loro di fruire di contenuti non adatti a loro e di interagire con adulti.
La legge applicabile, c.d. COPPA (Children’s Online Privacy Protection Act) vieta infatti la raccolta di informazioni personali di minori di 13 anni senza il consenso dei genitori. Proprio come la norma italiana che adegua la legge nazionale alle disposizioni del Regolamento Europeo-GDPR. Quest’ultimo a sua volta stabilisce un limite di 16 anni, lasciando agli Stati membri la scelta di adattare questo limite nel caso di consenso dei genitori, ma senza mai scendere sotto i 13 anni.
Chiaro il parallelismo con la class action inibitoria promossa da MOIGE e da un gruppo di famiglie italiane a Milano, la cui discussione finale è fissata il 19 novembre. Tra i fondamenti del procedimento infatti, anche nel caso italiano, vi è l’evidente violazione dei basilari principi di riservatezza dei dati del minore, a loro volta espressione di diritti umani fondamentali.
Un’altra recente transazione conclusa da TikTok in USA – per una delle migliaia di cause contro i social pendenti oltreoceano – riguarda poi una controversia nello Stato dell’Alabama, intentata dai procuratori per la tutela della sicurezza dei minori Anche in questo caso, l’importo che l’azienda di origine cinese ha accettato di pagare è di 400 milioni di $. L’accordo include anche misure che incidono sull’uso della piattaforma, come un limite al tempo di utilizzo giornaliero. In questo modo TikTok ha chiuso la vicenda, poco prima che il processo (con giuria) entrasse nel vivo.
Qui, la controversia era incentrata sulla dipendenza comportamentale che ingenerano – soprattutto nel minore – gli strumenti alla base del funzionamento della piattaforma (scorrimento infinito dei contenuti, notifiche continue, anche in orario scolastico e notturno, ecc).
La violazione dei diritti privacy dei minori e le impostazioni della piattaforma, che sfruttano consapevolmente meccanismi psicologici noti (basati sull’innalzamento dei livelli di dopamina) più forti nel minore, ancora non completamente sviluppato sono due dei pilastri della class action milanese.
Nel frattempo, Meta è stata nuovamente condannata in New Mexico, nella causa che già l’aveva vista soccombere a marzo, obbligandola al pagamento di 365 milioni di $. Nella seconda decisione, la condanna ammonta a 567 milioni di dollari, destinati ad un fondo per la salute mentale degli adolescenti. La pronuncia, emessa nel mese di agosto, afferma la responsabilità di Meta per aver danneggiato il benessere dei minori, obbligando anche l’azienda a modificare il funzionamento delle sue piattaforme per gli utenti più giovani.
Un’ulteriore sentenza emessa nello Stato del New Mexico ha inflitto una sanzione elevatissima all’azienda di Menlo Park: ben 25 miliardi di dollari, calcolati come risarcimento per lo scandalo Cambridge Analytica, l’azienda britannica che “grazie a un modello di Machine Learning, riusciva a dedurre il profilo psicologico di un individuo dalla sua attività su Facebook. Con questo modello, Cambridge Analytica ha influenzato le elezioni politiche in decine di Paesi, mostrando annunci pubblicitari diversi per la stessa questione politica, personalizzati sulla base del profilo psicologico di ciascun utente”, come illustrato in questo contributo a firma della Prof. Rubera, Università Bocconi, Milano[i] . Il calcolo del risarcimento si basa sul numero di violazioni delle norme privacy (circa 44 milioni!) derivanti dall’aver creato profili psicologici dettagliati degli utenti, al fine di influenzarne le scelte elettorali tramite Facebook, con l’uso di stuoli di bot per influenzare gli elettori statunitensi. Il principale interesse di questa condanna non è insito nel suo aspetto economico, bensì nelle modalità dell’azione. Oggi infatti, non solo la tecnologia si è affinata rispetto al 2016, anno dei fatti di Cambridge Analytica. Si pensi come i profili di bot risultino ormai indistinguibili da quelli degli umani – grazie agli audio, video ed alle immagini deep fake. Inoltre, per effetto dell’esplosione dell’IA, sono oramai più numerosi online (quindi anche sulle piattaforme) i bot rispetto agli esseri umani![ii]
A Sidney, in Australia, è stata proposta una class action che richiama quella milanese per contenuti: anche qui infatti, si fa valere la progettazione dolosa delle piattaforme, allo scopo di trattenere gli adolescenti sulle piattaforme più a lungo possibile. Ingenerando così una vera e propria dipendenza e dunque causando un danno psichico ai giovani.
Nel frattempo, la Commissione europea continua a tener fermi i procedimenti amministrativi aperti quasi tre anni fa nei confronti delle due BigTech di USA e Cina. Procedimenti amministrativi privi peraltro di trasparenza, che somigliano più a un dialogo politico senza fine, con evidenti vantaggi economici per le Big Tech. Al contempo ed a conferma della sudditanza degli organismi europei nei confronti di questi giganti tecnologici, sempre la Commissione propone un nuovo testo di legge per tutelare i diritti dei minori, che si sovrappone anche contraddittoriamente alle norme già esistenti, a partire dal GDPR e il DSA.
Per approfondimenti sulla class action dello Studio a tutela dei minori italiani, nei confronti dei Gruppi Meta e TikTok, visita www.clasactionsocial.it o scrivici a info@ambrosioecommodo.it
[i] Disponibili a questo linK: https://www.unibocconi.it/it/news/allinizio-era-cambridge-analytica
[ii] Si veda ad es. questo articolo Ansa: https://www.ansa.it/canale_tecnologia/notizie/web_social/2026/06/08/lia-si-e-presa-internet-i-bot-generano-piu-traffico-web-delluomo_650f27bd-a107-4646-871d-362ef7496e03.html


