EUROPROGETTA-TO: la bussola per orientarsi nel mare magnum dei finanziamenti europei [EP. 4]

di Daniele Lonardo

L’obiettivo della rubrica “EuroprogettaTO” è quello di accompagnare i nostri lettori in un mini-corso avente ad oggetto il tema dell’Europrogettazione e, più in generale, delle opportunità di finanziamento stanziate dalla Commissione Europea. Il presente contributo rappresenta l’Episodio n. 4 e andremo ad approfondire il cd. Project Cycle Management (acronimo PCM) o Gestione del Ciclo del Progetto. Buona lettura!

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Nel corso del precedente episodio della nostra Newsletter mensile (lo puoi leggere QUI: https://ambrosioecommodo.it/approfondimenti/europrogetta-to-la-bussola-per-orientarsi-nel-mare-magnum-dei-finanziamenti-europei-ep-3/) abbiamo approfondito il Consiglio Europeo dell’Innovazione (acronimo EIC, European Innovation Council) ed i suoi strumenti complementari.

Uno step fondamentale e certamente propedeutico rispetto alla redazione di un progetto europeo vincente è costituito dall’elaborazione del PCM, strumento atto a valutare progressi e monitorare le varie fasi esecutive del progetto.  Introdotto dalla Commissione europea negli anni ’90 (per la precisione nel tra il 1992 ed il 1993 ed aggiornato due volte: nel 2001 e nel 2004) il PCM ha l’obiettivo di migliorare e rendere efficace ed efficiente tanto la qualità della progettazione europea (e quindi in una fase ex ante rispetto all’invio della proposta progettuale) quanto nella gestione stessa del progetto (e, quindi, nella fase ex post rispetto all’invio della proposta).  Tale esigenza era legata principalmente alla scarsa efficacia dei progetti presentati che, di sovente, non raggiungevano gli obiettivi prefissati dalla Call ovvero erano irrilevanti rispetto alle reali necessità dei beneficiari. Il PCM inverte tale tendenza, ponendo questi ultimi al centro della proposta progettuale ed imponendo al Capofila-Committente di focalizzarsi necessariamente sui bisogni dei destinatari dell’intervento, pena l’infattibilità e/o insostenibilità del progetto.

Premesso che non esiste una definizione univoca, la Commissione Europea tenta di definire il PCM[1] quale metodologia volta al reperimento di “finanziamenti esterni attraverso l’erogazione di risorse in forma organizzata e sistemica in modo da rappresentare una risposta a esigenze precedentemente identificate”. Il PCM adotta, infatti, una strutturazione in fasi (e relative sottofasi) che spaziano della preparazione fino alla realizzazione del progetto stesso, scandendo, per ognuna di esse, sia il ruolo-contributo dei diversi attori interessati (cd. Partner progettuali) nonché le decisioni che questi ultimi devono assumere in corso di realizzazione.

In via di estrema sintesi, il PCM si compone di sei fasi: la Programmazione, l’Identificazione, la Formulazione, il Finanziamento, la Realizzazione e la Valutazione. Possiamo affermare che qualsiasi progetto europeo prende le mosse sia dal relativo Working Programme (WP) – documento con il quale la Commissione Europea delinea obiettivi e aree tematiche specifiche del programma attenzionato – sia dalle Linee guida e dal relativo bando (fase di Programmazione).

Si passa, successivamente, alla fase di Identificazione (e della progettazione di massima) ed alla fase della Progettazione esecutiva. In ambedue, il Quadro Logico (acronimo QL) assicura (nella prima) la rilevanza e corrispondenza rispetto agli obiettivi generali e specifici pre-determinati, nella seconda, la fattibilità e la sostenibilità. Il QL permette, infatti, di definire gli elementi salienti dell’idea progettuale e costituisce al contempo l’output di una particolare e strutturata metodologia progettuale denominata GOPP (acronimo dall’inglese, Goal Oriented Project Planning) che mira a coinvolgere, sinergicamente e fattivamente, sia i Partner progettuali quanto i beneficiari stessi della misura attraverso un approccio bottom up, o progettazione dal “basso”.

Con la sottoscrizione del Grant Agreement (fase di Finanziamento), il progetto riceve la sovvenzione richiesta e potrà quindi essere realizzato (fase di Realizzazione), in coerenza rispetto a quanto presentato. La fase della concessione del finanziamento, le modalità concrete di erogazione e gli strumenti tecnico-finanziari con cui questa avviene, variano a seconda dell’ente finanziatore e del relativo bando. Il PCM si chiude con la fase di Monitoraggio – composta dall’analisi degli obiettivi, dall’elencazione delle procedure di realizzazione, cd. Work Package, e dal vaglio degli indicatori che, auspicabilmente, dovrebbero essere S.M.A.R.T. e cioè Specifici, Misurabili, Disponibili, Pertinenti e Circoscritti nel tempo[2] – e la Valutazione, che differisce da bando a bando: in alcuni casi tali fasi sono subordinate ad un controllo da parte dei commissari europei, in altri casi è lo stesso ente finanziatore a predisporre modelli e/o strumenti specifici che dovranno essere debitamente compilati ed inviati.

Nel prossimo articolo della nostra Newsletter analizzeremo ciascuna delle predette fasi tenendo in debita considerazione il fatto che il ruolo dell’Europrogettista assurge sempre di più ad un cd. “consulente di processo” nella misura in cui fin dalla fase della Programmazione, il lavoro dell’Europrogettista e del Cliente-Committente devono essere sono strettamente legati tra loro, gravando tuttavia sul secondo (ad esempio) l’analisi S.W.O.T. (relativa ai punti di forza e di debolezza) e, più in generale, la messa a terra del progetto successivamente all’ottenimento del finanziamento.

[1] Cfr. Project Cycle Management Guidelines, Volume 1, EC, Europe Aid Cooperation Office, 2004 ;

[2] Dall’inglese, acronimo per Specific, Measurable, Available, Relevant, Timely.

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