Blockchain e Smart Contract [Ep 8/10]

di Daniele Lonardo

E-voting: la nuova frontiera del voto digitale.

Nel corso delle nostre newsletter mensili abbiamo tentato di accompagnare i nostri lettori in una serie di approfondimenti legati al tema della blockchain e degli smart contract. Quest’oggi parliamo di voto elettronico (detto anche e-voting o, più precisamente, blockchain-enable e-voting, acronimo BEV) e delle possibili implicazioni di tale tecnologia nell’ambito delle operazioni elettorali.

Oggigiorno, infatti, le elezioni si svolgono perlopiù off-line ma ci sono Paesi all’avanguardia che hanno già sperimentato (e continuano tutt’ora) forme di voto elettronico come, ad esempio, la Danimarca, l’Estonia, la Svizzera e la Norvegia. Nel 2015, in occasione delle elezioni del parlamento estone, il 30,5% degli elettori scelse di votare online anziché adottare il sistema tradizionale: un notevole incremento rispetto alle elezioni del 2007, anno in cui venne avviata la sperimentazione e nel corso della quale il 5% degli aventi diritto scelse il voto digitale. In occasione delle ultime elezioni europee (maggio 2019), il voto online anticipato è stato scelto dai cittadini estoni rappresentanti il 17,6 % degli aventi diritto (nel 2014 fu l’11,45%). In Svizzera, la possibilità di votare on line venne accordata ai cittadini fin dal 2003 nel Comune di Anières (cantone di Ginevra): da allora, il sistema si è progressivamente affinato, attraverso un approccio graduale, bottom-up e decentralizzato. In Norvegia, i primi test vennero condotti nel 2011 per le elezioni locali in 11 comuni e nel 2013 per le elezioni del parlamento norvegese (12 comuni).

È indubbio che una transizione verso un sistema di voto digitale possa offrire una serie di vantaggi rispetto alle odierne modalità cartacee quali – ad esempio – la semplificazione, l’accelerazione delle operazioni di scrutinio, una notevole riduzione dei costi unitamente ad un maggior coinvolgimento degli elettori incrementando la loro partecipazione nella scelta della classe politica dirigente. Di contro, un tale sistema decentralizzato risulta – allo stato dell’arte – irrealizzabile a livello nazionale soprattutto per ragioni legate alla sicurezza del sistema nel suo complesso. Servirebbe, infatti, un sistema ad hoc progettato by design per adattarsi alle specifiche caratteristiche tanto dell’elezione quanto dell’elettorato. In una prima fase di sperimentazione, sarebbe quindi auspicabile che tale sistema venga ristretto alle sole elezioni amministrative e/o alle elezioni interne degli organi associativi garantendo comunque un coinvolgimento degli elettori e/o degli associati circa le decisioni rilevanti e attraverso un approccio bottom-up. Un ricercatore estone nel 2015[1] evidenzia, inoltre, che sarebbero necessarie perlomeno tre tornate elettorali prima che il sistema di voto elettronico inizi a diffondersi in maniera capillare ed efficace all’interno di uno Stato. Al fine di ridurre i costi di tale operazione, altri ricercatori suggeriscono di utilizzare una DLT già consolidata, come ad esempio la blockchain di Bitcoin. Infatti, come abbiamo già ricordato in uno dei primi articoli introduttivi[2], la sicurezza del sistema blockchain dipende dall’ampiezza della rete stessa ed essendo la blockchain un registro pubblico distribuito, la sua collocazione non risiede in un unico server centrale ma è “distribuita” sui vari nodi della rete (attraverso un sistema cd. peer to peer, P2P) e tale da rendere estremamente complicato qualsiasi tentativo di interferenza esterna.

La transizione verso un sistema digitalizzato comporta, inoltre, le seguenti ulteriori criticità quali (i) la coercizione, scongiurata solamente attraverso l’utilizzo di cabine elettorali private e previa identificazione dell’elettore attraverso un documento di identità; (ii) l’accessibilità, e quindi la disponibilità di un device idoneo (sia esso uno smartphone, un tablet o un dispositivo esterno), di connessione Internet unitamente all’assenza in un sistema di e-voting di supervisione esterna; (iii) l’anonimato, ad esempio attraverso l’utilizzo di uno pseudonimo a sua volta collegato ad un codice univoco che permetta di collegare ogni scheda elettorale ad un soggetto identificato o identificabile, come avviene oggi nel sistema elettorale cartaceo del Regno Unito.

Una tale rivoluzione del sistema elettorale non riguarda solamente l’aspetto di digitalizzazione delle operazioni di voto ma propone un’alternativa che poggia le fondamenta su un diverso sistema valoriale e politico. Attualmente, infatti, il processo è prevalentemente centralizzato e top-down. Al contrario, il voto elettronico sarebbe gestito in autonomia dai singoli elettori (bottom-up), decentralizzato e trasparente. Con riferimento al carattere della trasparenza, nel caso in cui venga, ad esempio, alterata anche solo un’informazione contenuta all’interno di un blocco della catena, cambierebbe automaticamente il codice hash del blocco, il quale non corrisponderebbe più al codice hash del blocco precedente. Applicando tale concetto al sistema di voto elettronico, ciò impedirebbe da un lato che il record cronologico venga alterato in quanto gli altri elettori (ovvero i singoli nodi della rete) vedrebbero che il record su blockchain è diverso rispetto a quello in loro possesso; dall’altro, non sarebbe comunque possibile aggiungere o sottrarre voti in quanto le regole di funzionamento della blockchain evidenzierebbero immediatamente un’anomalia nel caso in cui un voto non sia direttamente ricollegabile ad un record elettorale valido.


[1] K. Vassil, Selected Behavioral Evidence on Estonian Internet Voting, University of Tartu, Tartu, 2015. Retrieved from http://www.ut.ee/kristjan.vassil/wp-content/uploads/E-voting-evidence.pdf, p.2

[2] Cfr. BLOCKCHAIN E SMART CONTRACT [EP 1/10] https://ambrosioecommodo.it/approfondimenti/blockchain-e-smart-contract-ep-1-10/

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