PISTAAAA !!!!!

di Stefano Maria Commodo

Sempre più spesso mentre camminiamo su un marciapiede o sotto i portici ci capita di sentir gridare alle nostre spalle un vigoroso ….”PISTAAA!!!” che ci fare un balzo di lato per lasciar sfrecciare un monopattino elettrico  o una bicicletta…

È uno dei frutti della “mobilità intelligente” tanto decantata dai nostri amministratori che, dopo le improvvisate sperimentazioni del ministro Toninelli, hanno imposto sull’onda di trionfali campagne giornalistiche soluzioni prive di regole sulla pelle dei cittadini, costretti ad agili slalom tra monopattini e biciclette accatastate come capita nei punti più pericolosi per i pedoni.

E sull’intelligenza di tale mobilità i cittadini hanno già tratto le loro conclusioni, così come lo hanno fatto enti come l’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti che da tempo sta cercando di interloquire con le varie amministrazioni comunali, in particolare – ma inutilmente – con quella torinese per ottenere quantomeno ascolto, ricevendo invece totale silenzio e mancanza e mancanza di ogni risposta.

E’ stato quindi interessante l’aperitivo “esperienziale” pensato dal nostro Studio, che si è svolto qualche giorno fa in via Sacchi e che ha consentito di verificare in concreto il pericoloso e continuo passaggio sotto i portici di biciclette e monopattini, in completo sfregio delle minime regole di educazione prima ancora che del codice della strada.

La novità è stata la presenza di un medico legale, di un noto clinico ortopedico e di un esperto di perizie cinetiche, che hanno potuto fare delle valutazioni concrete sui danni, anche gravi, che incidenti provocati da questi mezzi usati così impropriamente potrebbero arrecare ad una persona investita, che può essere chi magari sta uscendo da un negozio o da un portone, rischio che si aggrava per bambini, anziani e per portatori di handicap nella mobilità o nella vista. L’efficacia e la novità di tale iniziativa è stata ampiamente colta e riportata dagli organi di stampa (link agli articoli) che già in precedenza avevano dato spazio all’impegno del nostro Studio a favore dell’Unione Ciechi (link agli articoli) ed a cui abbiamo evidenziato come nei casi seguiti dal nostro Studio  in cui l’investimento avvenga su di un marciapiede o sotto i portici luoghi, invocheremo un risarcimento “esemplare”, più elevato quindi dell’abituale a causa della gravità della condotta posta in essere dal conducente del monopattino pur essendo facilmente prevedibile il danno.

Il Comune di Torino continua nel suo silenzio assordante, ma fortunatamente a livello nazionale si stanno muovendo iniziative importanti, in cui il nostro Studio sta cercando di dare un proprio contributo, dialogando con i parlamentari impegnati nella elaborazione delle nuove norme che dovranno portare un po’ di ordine in quella sorta di giungla creata dalla disinvolta deregulation introdotta dagli amministratori locali, peraltro sfruttando alcune recenti ed inadeguata modifiche del Codice della Strada.

Ci riferiamo al Disegno di Legge n. 2675 presentato alla Camera dei Deputati, presentato dal deputato torinese Roberto Rosso come primo firmatario, che ha come relatrice in Commissione l’On. Elena Maccanti, anch’essa torinese, che tenta di introdurre una regolamentazione e soprattutto una nuova cultura, fatta di rispetto per gli altri, nell’utilizzo di monopattini elettrici e biciclette, prevedendo l’introduzione di: assicurazione obbligatoria; codice identificativo; presa e consegna in appositi spazi; divieto di transito su marciapiedi e portici; automatica riduzione della velocità a 6 km/ora in aree pedonali; uso dei monopattini elettrici riservato ai maggiorenni o ai minorenni con patente per motociclo; obbligo del casco; divieto di utilizzo in due.

Soprattutto dovrebbe essere accantonata la prassi di “inventare” piste ciclabili – riservate quindi anche ai monopattini elettrici – semplicemente disegnandole sul manto viario, come a Torino è stato fatto in Corso Vittorio ovvero addirittura dimezzando il marciapiede come è capitato in corso Moncalieri, situazione questa che provoca una inaccettabile moltiplicazione del rischio a carico dei pedoni.

Andrebbe però cambiato anche  l’approccio dei controlli, che devono essere continui e rigorosi mentre l’esperienza di ogni giorno ci fa vedere il completo disinteresse dei vigili urbani in merito al fenomeno di monopattini elettrici, il che convince una utenza sempre più scalmanata di poter fare tutto ciò che gli passa per la mente (spesso molto vuota…):  questo ci fa anzi pensare ad una scelta voluta, come se la “mobilità intelligente” fosse parte di una sorta di diseducazione collettiva che qualcuno sta propinando alla nostra comunità, che si concretizza nel venire sollecitati a fare ciò che si vuole senza preoccuparsi degli altri: lascio il monopattino dove voglio e ci vado dove mi pare e piace, tanto nessuno mi dirà nulla.

Una strana contraddizione in una società che sta moltiplicando le sanzioni penali, prevedendole anche per punire espressioni del pensiero solo perché in contrasto con il main stream…

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