La dolce guerra del Giandujotto… cioccolatieri torinesi contro la Lindt!!

di Fabrizio Lala

La manifestazione torinese CioccolaTò è stata teatro di uno scontro con protagonista il gianduiotto, il noto cioccolatino torinese a base di cioccolato e nocciola. La querelle si inserisce nella vicenda apertasi con la richiesta di riconoscimento dell’IGP “Giandujotto di Torino”, presentata dall’apposito Comitato costituitosi nel 2017 con la partecipazione o il sostegno di aziende storiche come Ferrero, Venchi, Pastiglie Leone, Domori, Peyrano, e di noti cioccolatieri torinesi come Bruna e Giorgio Peyrano, Guido Gobino, Guido Castagna.

Attori in scena, da un lato membri e sostenitori del Comitato per il riconoscimento dell’IGP e, dall’altro, la multinazionale svizzera Lindt, da molti anni titolare di Caffarel, nota azienda piemontese che per prima ha proposto sul mercato la versione industriale del gianduiotto, nel lontano 1865.

Oggetto del contendere la ricetta del “Giandujotto di Torino”, elemento principale del disciplinare che accompagna la domanda di registrazione di ogni IGP. Nell’intenzione del Comitato promotore, Il “Giandujotto di Torino” dovrebbe poter includere solo tre ingredienti, ritenuti quelli tradizionali: cacao, nocciole Piemonte IGP e zucchero.

Al contrario, Lindt vorrebbe inserire una percentuale inferiore della pregiata nocciola Piemonte IGP ed introdurre tra gli ingredienti anche il latte, già presente nelle versioni di gianduiotto che propone ai consumatori con il marchio Caffarel.

La tutela garantita dalle IGP e la domanda torinese

L’IGP è un titolo di proprietà industriale dell’Unione europea, disciplinato dal regolamento 1151/2012 sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari che stabilisce le norme direttamente applicabili in materia in ogni Stato membro. L’altro principale regime di qualità per i prodotti agricoli è la DOP, anch’essa disciplinata dal medesimo regolamento, il quale peraltro verrà presto sostituito da un nuovo testo, in procinto di emanazione da parte delle istituzioni UE.

Il regolamento vigente si applica ai prodotti agricoli destinati al consumo umano – ad eccezione dei prodotti vitivinicoli, regolati da altre norme dell’Unione.

L’IGP attesta l’origine di un prodotto, la sua qualità e che la sua produzione sia realizzata almeno in parte nel territorio di riferimento. Quest’ultima è tra le principali differenze rispetto alla DOP (Denominazione di Origine Protetta), che può essere conferita solo per prodotti la cui produzione sia svolta interamente nella zona geografica definita nel disciplinare che deve accompagnare la domanda.

Gli obiettivi perseguiti attraverso le IGP e le DOP sono la giusta remunerazione per la qualità dei prodotti, una protezione uniforme delle denominazioni a livello UE, l’offerta di informazioni chiare nei confronti dei consumatori.

L’art. 13 del regolamento definisce le forme di tutela previste per IGP e DOP, protette contro usi commerciali diretti o indiretti di terzi per prodotti comparabili con quelli registrati, o che sfruttino la notorietà dei nomi protetti; contro usurpazioni, imitazioni o evocazioni, altre indicazioni false o ingannevoli; e contro qualsiasi altra pratica tale da indurre in errore il consumatore sulla vera origine del prodotto.

A norma dell’art. 12, DOP e IGP (e i relativi simboli) possono essere utilizzate da qualsiasi operatore che commercializzi un prodotto conforme al relativo disciplinare.

Con riferimento ad eventuali diritti di terzi esistenti al momento della domanda, è interessante notare che tra i possibili motivi di opposizione dei terzi contro la domanda di IGP (art. 10) rientra la possibilità che la denominazione prescelta possa essere d’ostacolo ad un marchio registrato.

L’iter per la registrazione delle IGP è peculiare: la domanda infatti ha una fase regionale, una nazionale ed infine una europea.

La domanda del Comitato per la tutela del Giandujotto di Torino risale al marzo 2022. Il 30 settembre dello stesso anno, la Regione Piemonte esprimeva parere positivo, basandosi sul disciplinare di produzione che include, prima di tutto, la ricetta del cioccolatino.

La delibera è ora sul tavolo del Ministero competente, quello per le Politiche Agricole, Ambientali e Forestali (MIPAAF). In questa fase, il percorso sembra essersi arenato a causa della contrarietà espressa su alcuni aspetti della proposta da parte di Lindt, società svizzera che controlla Caffarel, dopo averla acquisita nel 1997.

Nel corso di un incontro dell’inizio di novembre nell’ambito di CioccolaTò, manifestazione torinese dedicata al cioccolato, il segretario del Comitato, l’avv. Antonio Borra, ha evocato lo scontro in atto tra il Comitato stesso e la multinazionale svizzera Lindt, sottolineando che tra le richieste di Lindt ritenute inaccettabili dal Comitato rientra quella di “inserire nel disciplinare il latte, ingrediente utilizzato solo dall’industria, perché il vero gianduiotto è fatto solo con tre ingredienti: nocciola, zucchero e massa di cacao”.

Dal canto suo Lindt ha replicato con un comunicato in cui afferma di non essersi formalmente opposta alla domanda di IGP e di voler trovare un accordo con i soggetti promotori. Nel comunicato, ha ricordato inoltre come la storia del gianduiotto sia intrinsecamente legata a Caffarel, citando in particolare un marchio storico della stessa Lindt: “Gianduia 1865 – L’autentico gianduiotto di Torino” Il marchio storico è una categoria particolare di marchi, contraddistinti da un legame storico con il territorio e da un uso di almeno 50 anni. Alcuni giorni dopo, Lindt è ritornata sul tema (Ansa, 28 novembre), affermando il proprio interesse alla tutela del marchio storico sopra menzionato, confermando la propria volontà di giungere a un accordo e chiedendo un apposito tavolo di confronto, ma evocando così implicitamente la possibilità di un’opposizione contro la domanda di IGP, basata sul marchio.

Nel frattempo, anche la politica locale, già pronunciatasi in favore della domanda di registrazione dell’IGP nel 2022, dimostrava il proprio interesse, con l’intervento del governatore del Piemonte, Alberto Cirio, che contattava il Commissario europeo per l’Agricoltura, Janusz Wojciechowski. Il governatore, il maestro cioccolatiere Guido Castagna, (coordinatore del Comitato promotore) e l’avvocato Antonio Borra partecipavano quindi ad un incontro con il Commissario, il quale, pur senza sbilanciarsi, assicurava di voler compiere ogni sforzo per l’adeguata protezione del legame tra le specialità agricole tipiche di un territorio e il loro luogo di origine, seguendo lo spirito della normativa.

Un’ulteriore interessante testimonianza è di Riccardo Illy, alla guida (tra l’altro) di Domori, che produrrà a None gianduiotto “rigorosamente senza latte”. Intervistato per l’edizione torinese del Corriere il 25 novembre scorso, Illy è stato perentorio nella difesa dell’istituenda IGP Giandujotto di Torino: “Non è in discussione il legame tra il gianduiotto e Torino. In discussione c’è la ricetta. Capisco che alcune imprese vogliano usare il latte, per ragioni industriali e commerciali, ma vanno tutelati il territorio e le sue tradizioni”. Questo ricalca la posizione già espressa dai membri del Comitato, che attraverso l’IGP non vorrebbero escludere aziende concorrenti, bensì tutelare la tradizione e il territorio, nel rispetto della normativa e dei suoi fondamenti storici, giuridici ed economici.

Secondo la tradizione, i gianduiotti – e ancor prima il loro impasto – nacquero come idea per far fronte alla carenza di cacao a Torino nell’Ottocento, a seguito della dominazione napoleonica e del decreto di Berlino, che impose il c.d. blocco continentale, in base al quale era vietato alle navi provenienti dalle colonie britanniche attraccare nei porti dell’impero francese. Il cacao, già utilizzato dai ceti più abbienti torinesi, divenne così sempre più caro e quasi introvabile. Nacquero dei succedanei, primo tra tutti quello basato sull’introduzione di nocciole nell’impasto, in sostituzione di una buona percentuale di cacao. Così venne alla luce la ricetta del gianduiotto: forma a “givu” (mozzicone di sigaro, cicca in piemontese) e tre soli ingredienti: impasto di cacao, nocciole e zucchero.

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